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07/07/2006 - Teatro Rossini
BALLETTO DEL TEATRO NAZIONALE DI PRAGA [Repubblica Ceca]
Serata Mozart
STAMPING GROUND Musica Carlos Chávez, Toccata para instrumentos de percussion Coreografia Jiří Kylián Assistenti coreografi Roslyn Anderson, Veronika Iblová, Jan Kodet, Petr Zuska Scene e costumi Heidi de Raad Luci Joop Caboort, Kees Tjebbes
Interpreti Zuzana Šimáková (demisoloist), Pavla Hrubešová (demisoloist), Klára Jelínková (demisoloist), Alexandre Katsapov (ballerino principale), Viktor Konvalinka (demisoloist), Pavel Pišan (demisoloist)
PETITE MORT Musica Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) - Concerto per pianoforte in LA maggiore KV 488 (Adagio), Concerto per pianoforte in DO maggiore KV 467 (Andante) Coreografia Jiří Kylián Scene Jiří Kylián Costumi Joke Visser Assistenti coreografi Roslyn Anderson, Václav Kuneš, Patrick Delcroix, Veronika Iblová, Nina Brzorádová, Jan Kodet Luci Joop Caboort Luci e supervisione tecnica Kees Tjebbes
Interpreti Pavla Hrubešová (demisoloist), Radovan Hrbek, Ivanna Illyenko (demisoloist), Michal Jurisa, Zuzana Šimáková (demisoloist), Viktor Konvalinka (demisoloist), Tereza Podařilová (ballerina principale), Petr Zuska (solista), Klára Kutilová (solista), Radek Vrátil, Monika Hejduková, Jiří Vrátil (demisoloist)
REQUIEM Musica Wolfgang Amadeus Mozart, Richard Rentsch Coreografia Petr Zuska Scene Jan Dušek, Petr Zuska Costumi Roman Šolc Assistenti coreografi Pavel Plšek, Veronika Iblová, Michaela Černá Luci Petr Zuska
Interpreti Klára Jelínková (demisoloist), Alexandre Katsapov (ballerino principale), Adéla Pollertová (solista), Viktor Konvalinka (demisoloist), Nikola Márová (solista), Jiří Kodym (solista), Tereza Podařilová (ballerina principale), Jiří Vrátil (demisoloist)
Corpo di ballo: Natálie Benyovszká, Tereza Kučerová, Žofie Demková, Pavla Sýkorová (demisoloist), Monika Hejduková, Karolína Pogatsová, Tomáš Rychetský, Radovan Hrbek, Oleksander Kysil, Martin Winter, Pavel Pišan (demisoloist), Tomáš Kopecký
Aborigeni, popolo dalla pelle scura e dai capelli biondi, per i quali la danza è una parte della loro vita e dei loro rituali; abitano Groote Eylandt, un’isola sulla costa orientale delle Torres Straights, che dividono l’Australia dalla Papua Nuova Guinea. Come è risultato evidente ai primi conquistatori europei del XVII secolo e ai primi documentaristi, il loro povero abbigliamento e i tatuaggi non sono cambiati in 200 anni. Cento anni fa, come scritto nella “Piccola Enciclopedia” di Otto, “il cannibalismo veniva loro attribuito ed era dovuto alle superstizioni e molto raramente alla povertà.” Oggi i nativi australiani sono per gli antropologi la chiave dell’inizio dell’umanità. I loro antenati sono rintracciabili fin dall’epoca dell’età della pietra (Paleolitico) quando l’Europa era abitata dall’homo erectus e dall’homo Heidelbergus. Ancora oggi le loro danze descrivono la preparazione per la caccia, il combattimento tra uomini o la lotta dei cacciatori contro un animale. I loro corpi sono coperti da disegni e da tatuaggi, ornamenti, indumenti cinti sui fianchi; i loro visi sono dipinti di bianco e un nastro è legato i loro folti capelli ricci. Ogni partecipante è armato di un bastone, una lancia, di rami, di un boomerang; nel buio risplendono solo le torce e un fuoco. I musicisti battono tra loro dei bastoncini e intonano suoni di accompagnamento che vanno dal lungo sibilo al canto urlato. Nemmeno la presenza degli stranieri – le loro cerimonie sono diventate un’attrazione turistica e il loro mondo estatico è stato parzialmente invaso – impedisce loro di agire in modo naturale. La civiltà è entrata nelle loro cerimonie sotto forma di jeans, T-shirts e sigarette anche se riescono a ritornare alle radici con facilità, imitando i movimenti degli animali e concentrandosi sul loro passo ritmico.
Jiří Kylián, che ha assistito alla cerimonia, vi ha trovato una fonte di ispirazione, a volte esotica, ma alla fine sensualmente convincente e decisamente spontanea. Il suo Stamping Ground, pertanto, non ha nulla in comune con l’imitazione o la replica di danze cerimoniali; è un tributo, una fantasia eccitante che si accorda con l’impressione di una danza spontanea intensificata dalla possibilità offerta dai corpi di ballerini professionali “bianchi”. La coreografia di Kylián scatena il metronomo e dà un impulso all’inizio del primo movimento che termina solo con la chiusura del sipario e lo spegnimento delle luci. Nella fantasia di Kylián gli aborigeni mettono in moto le idee, le invenzioni e l’astuzia; i ballerini, comparendo e scomparendo tra i fronzoli, rappresentano la terra selvaggia, con le braccia a simbolizzare i rami e a creare l’illusione della corsa delle gazzelle e della caccia. I ballerini classici giocano con la tecnica dei loro corpi, con animalità, gioia e auto-ironia. Mostrano flessibilità del corpo, i loro salti sono diretti verso l’alto in un movimento a spirale simile a quello degli Aborigeni. Esattamente come i nativi, i ballerini di Kylián trovano un senso nella forma. E anche qui non trascura il contatto tra i ballerini. Come gli aborigeni salutano la stella del mattino con una danza durata tutta la notte, così i ballerini dimostrano che anche su un palcoscenico è possibile mostrare una chiara celebrazione del movimento. Jiří Kylián ha presentato per la prima volta i souvenirs del suo “safari di danza” australiano (1980) nel 1983 al Circus Theater della città olandese di Scheveningen con il NDT ensemble 1 e nel novembre 1992 ha presentato Stamping Ground con la Compagnia giovanile NDT 2.
Nella selezione musicale Stamping Ground si colloca tra le scelte esotiche di Kylián, ricercando le tracce delle fonti originali del Big Bang della danza e del suo ruolo nella vita. Come Dream Dances su musica di Luciano Berio (1979), Blaue Haut /Blue Skin con musica etnica suonata con il flauto (1972), No Sleep Till the Dawn of Day con le ninna nanne dei nativi delle Isole Salomone (1992), Kaguyahime del compositore Maki Ishii (1988), Dreamtime (1983), November Steps (1977) e Torso (1973).
CARLOS CHÁVEZ - *1899 +1978 Carlos Chávez, compositore e direttore messicano, ha studiato a Parigi, Berlino e New York. Grazie al suo talento, la musica seria messicana è entrata a pieno titolo nella famiglia della world music senza perdere contatto con il suo tradizionale folklore. Nel 1928 Chávez ha fondato e diretto l’Orchestra Sinfonica Messicana rimanendovi fino al 1949. Come insegnante ha riformato l’istruzione musicale messicana e nel 1928-34 ha ricoperto il ruolo di Direttore del Conservatorio Nazionale Messicano. E’ stato Direttore dell’Istituto Nazionale delle Arti nel 1947-52. Come compositore ha scritto diverse opere, concerti per violino e pianoforte, sinfonie (Sinfonía de Antígona, Sinfonía proletaria Llamadas, Sinfonía India) e musica da camera. Ha scritto la musica per film e commedie musicali. E’ autore di opere liriche (The Visitors, Pánfilo y Lauretta) e balletti (El fuego nuevo, 1992, Los cuatro soles, 1926, Xochipilli, Macuilxóchitl – nome del Dio Azteco della musica - 1940, La hija de Cólquide, 1942). Il coreografo Brian McDonald ha usato la sua musica per il suo Canto Indio (The Royal Winnipeg Ballet, 1969). Jiří Kylián ha trovato in Toccata for percussion di Chávez, scritta nel 1942, la musica giusta per i suoi aborigeni, dato che conteneva tutto quello di cui aveva bisogno per evocare quel mondo – percussioni grandi e piccole, campanellini, gong, ecc.. Jana Holenova
Petite Mort viene presentato per la prima volta al Festival di Salisburgo il 23 agosto 1991 al Kleines Festspielhaus. Il debutto americano di questa coreografia avviene al City Center di New York il 30 ottobre 2003 con l‘American Ballet Theatre. Jiri Kylián crea questo balletto proprio per il Festival di Salisburgo in occasione del secondo centenario della nascita di Mozart. Per questa coreografia sceglie le parti più lente di due dei più bei e famosi concerti per pianoforte di Mozart. "Questa scelta non deve essere vista come una provocazione o una mancanza di scrupolo – ma piuttosto come il mio modo di rendermi conto che sto vivendo e lavorando come parte di un mondo nel quale nulla è sacro, nel quale la brutalità e l’arbitrio sono dei luoghi comuni. Dovrebbe invece dare l’idea di due vecchi torsi, senza teste e arti – segno di una mutilazione intenzionale – che non sono in grado di distruggere la loro bellezza, riflesso del potere spirituale del loro creatore." La coreografia presenta sei uomini, sei donne e sei fioretti. Questi ultimi hanno la funzione di essere dei veri e propri partner nella danza e, a volte, sembrano molto più indisciplinati e ostinati di un partner in carne e ossa. Rappresentano un simbolo, che è molto più presente di un filo conduttore. Aggressione, sessualità, energia, silenzio, stupidità e vulnerabilità – tutti hanno un ruolo importante.
JIŘÍ KYLIÁN - * 1947 Jiří Kylián si colloca tra i coreografi più famosi al mondo. Una gran parte delle sue coreografie è nel repertorio di oltre 40 prestigiose compagnie. Kylián ha sempre un approccio innovativo nella scelta dei soggetti, della musica e della messa in scena. E’ sempre alla ricerca di nuovi elementi coreografici e di soluzioni dinamiche non solo per i movimenti umani ma anche per gli effetti luci. Il suo stile espressivo è passato attraverso diverse fasi. Ma, in breve, nelle sue coreografie c’è sempre spazio per l’estro e l’esagerazione. Si è diplomato al Dipartimento di Danza del Conservatorio di Praga nel 1967. Una borsa di studio del British Council gli ha permesso di studiare alla Royal Ballet School di Londra; ha anche trascorso un breve periodo a New York prima di entrare allo Stuttgart Ballet con John Cranko (1969-75). Ha lasciato la Germania per l’Olanda dove è entrato a far parte del Nederlands Dans Theater (NDT) come co-direttore e coreografo (1975-1977), direttore artistico (1978-1999) e dal 1999 come coreografo permanente del NDT. Oltre alla Compagnia grande, ha costituito una Compagnia giovanile - il NDT 2 (1987) - e un fenomeno mondiale - il NDT 3 (1991). All’Aia ha realizzato la Fondazione Kylián (1986), dal 1991 sezione del Prague Theatre Institute. John Cranko ha dato impulso al suo talento coreografico e lo ha incaricato di occuparsi del workshop per Noverre Geselschafft (Paradox, musica pastiche, 1970). Ha unito la sua esperienza da ballerino solista a Stoccarda con i suoi primi passi nella coreografia in Kommen and gehen (musica di Bartók, 1970), Incantations (musica di André Jolivet, 1971), Der Einzelgänger (musica pastiche, 1972). Ha creato centinaia di coreografie, prevalentemente di breve durata, che sono state in gran parte rappresentate all’Aia. Tra queste: The Submerged Cathedral (musica di Debussy, 1975), Verklarte Nacht (musica di Schönberg, 1975), Symphony in D (musica di Haydn, 1976), Symphony of Psalms (musica di Stravinskij, 1978), Lieder eines fahrenden Gesellen (Mahler, 1982), A Soldier’s Tale (musica di Stravinskij, 1986), Frankenstein!! (musica di Heinz-Karl Gruber, 1987), Tanz-Schul (musica di Mauricio Kagel, 1989), Un Ballo (musica di Ravel, 1991), Petite Mort (Mozart, 1991), Bella Figura (musica pastiche, 1995). Più recentemente, ha creato i balletti Pause – Silente (musica pastiche, 2000), Claude Pascal (musica di Dirk Haubrich, 2002), “27’52” (musica di Dirk Haubrich, 2002). Dopo la caduta del comunismo nel novembre 1989, il nome di Jiří Kylián smette di essere un tabù. E’ difficile cogliere il concetto di “carattere cecoslovacco” nel suo genio, nel suo senso della musica, suscettibilità, approccio cognitivo e fantasia. Tuttavia, lo associamo con Praga. Nessun dubbio che abbia ricevuto una valida istruzione al Conservatorio dalle sue insegnanti Zora Šemberová e Mariana Tymichová che sono poi diventate delle leggende. Nessun dubbio che i geni ereditati da suo nonno, leader di una banda militare, abbiano avuto un ruolo fondamentale, così come quelli di sua madre, Markéta Kyliánová, ballerina. Nel gennaio 1990 Milan Lukeš, Ministro della Cultura, è andato all’Aia per vedere Kylián e per offrirgli il posto di Direttore del Teatro Nazionale di Praga. Il coreografo ha donato i diritti di tre sue opere al Teatro Nazionale di Praga, ha creato una sua bibilioteca video nel Dipartimento del Teatro e per diversi anni ha finanziato i soggiorni-studio di ballerini e insegnanti cechi. Negli ultimi dieci anni, è stato tra le 100 personalità ceche più famose al mondo. Il regista cinematografico Jaroslav Brabec ha diretto un film-ritratto (1994). Nel marzo 2002, ovvero nello stesso mese in cui sua madre Markéta Kyliánová compiva 90 anni, la sala da concerti di St. Agnes Cloister è stata a lui intitolata. Jiří Kylián ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Nella Repubblica Ceca ha ricevuto la Medaglia d’Oro per il contributo dato al suo paese (1997), la laurea honoris causa dell’Accademia delle Arti di Praga (2000) e l’Artis bohemiae amicis MK CR (2001). La musica tradizionale ceca accompagna sedici sue coreografie, un quinto delle sue creazioni. Spesso Kylián ha scelto la musica di Janáček: “Death and Premonition” dalla sonata per pianoforte 1.X.1905; la seconda parte del ciclo dei concerti per pianoforte “Along an Overgrown Path” e l’andante di un altro ciclo di concerti per pianoforte “In the Mist for several versions” per il suo Return to a Strange Land (1974; 1975). Ha elaborato una coreografia sulla musica del secondo quartetto per archi Confidential Letters nel 1978, ha presentato Glagolitic Mass nel 1979 e dieci parti del ciclo per pianoforte Along an Overgrown Path nel 1980. A ciò segue Field Mass di Bohuslav Martinů (1980). Ha iniziato un interessante esperimento in collaborazione con Christopher Bruce per il balletto Curses and Blessings (1983) sulla musica di Petr Eben, appositamente commissionata. Ha usato la musica di Dvořák – prevalentemente il “Notturno”- in Heart’s Labyrinth I (1984) e Heart’s Labyrinth II (1987) e le parti corali del ciclo “In Nature” per il suo Evening Songs (1987). Nel 1984 il NDT si è esibito come “compagnia ospite” con Return to a Strange Land di Leoš Janáček, Children’s Games (musica di Mahler, 1978) e Field Mass di Bohuslav Martinů. Il Festival di Danza di Praga del 1989 ha presentato Nomads (musica di Stravinskij, 1981) e Stoolgame (musica di Arne Nordheim, 1974). Il Festival Internazionale di Musica di Praga del 1991 ha ospitato Forgotten Land (musica di Benjamin Britten, 1981) Saraband (musica di Bach, 1990) Falling Angels (musica di Steve Reich, 1989), Six Dances (musica di Mozart, 1986) e Symphony of Psalms (musica di Stravinskij, 1978). Nel 1995 a Praga è stata presentata la coreografia intitolata No Sleep Till the Dawn of Day. Nell’ambito del progetto “Praga – Città Europea della Cultura” è stata presentata una rappresentazione di Arcimboldo (2000) mentre in occasione del Summit NATO del 2002 è la volta di When Time Takes Time (musica di Dirk Haubrich, 1998, 2002), A Way a Lone (musica pastiche, 1989) e Birthday (musica di Mozart, 2001). Poche sono le Compagnie ceche ad aver ripreso le coreografie di Kylián: sono il Balletto da Camera di Praga e il Balletto del Teatro Nazionale di Praga. Pavel Šmok ha uno splendido ricordo del suo Balletto da Camera di Praga impegnato nel proibito territorio “Kylián” nel 1988 con l’interpretazione di Evening Songs. Sempre il Balletto da Camera di Praga ha presentato nel 1995 Piccolo Mondo e nel 1996 Stoolgame. Nel 1998 le affascinanti Six Dances di Mozart sono state registrate. Nel 1992 Jiří Kylián ha dato in regalo al Teatro Nazionale di Praga i diritti della coreografia Three Pieces di Manen (musica di Graczyna Becewicz), di Return to a Strange Land e Field Mass. La coreografia di Kylián intitolata Bella Figura, A Way a Lone ha rappresentato la Repubblica Ceca al Festival Europalia di Bruxelles nel 1998 nell’interpretazione del NDT seguita da Evening Songs interpreatata dallo Šmok Ensemble. Nel 2000 il repertorio del Teatro Nazionale di Praga includeva Sinfonietta e una versione in danza dell’opera di Ravel Enfant et les sortilèges (1984 dedicata a sua madre Markéta Kyliánová e premiata con il premio Hans Christian Andersen di Copenhagen). Nel 2002 è statao presentato un programma intitolato A Tribute to Jiří Kylián con alcune sue coreografie; poco dopo il repertorio del Teatro ha incluso anche il passo a due Study to a Blackbird (musica di Janáček, 1997).
Requiem – nota del coreografo
Il nostro Requiem è molto particolare, soprattutto nei termini musicali. Le parti che Mozart non è riuscito a terminare non sono state completate dal suo studente F. X. Süssmayer ma dal compositore contemporaneo svizzero Richard Rentsch. Pertanto, si aprono due mondi; quello di Mozart morente e quello di un’altra personalità musicale che entra in ballo due secoli dopo. Non c’è alcuna rivalità tra loro; sarebbe assurdo. Si tratta di qualcosa di diverso che origina da Mozart, segue il suo percorso per poi ritornare a lui nuovamente. Credo che questo modello sia un quadro metaforico della nostra stessa esistenza. Pertanto, questo Requiem non è una messa commemorativa per i morti ma, al contrario, una celebrazione della pulsazione infinita dell’essenza umana e dell‘anima. Petr Zuska Direttore Artistico del Balletto del Teatro Nazionale di Praga
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11/07/2006 - Teatro Annibal Caro
ATELIER DI TEATRODANZA DELLA SCUOLA PAOLO GRASSI DI MILANO [Italia]
Bicchiere bouquet chitarra e bottiglia
P R O G R A M M A
Bicchiere bouquet chitarra e bottiglia
coreografia Susanna Feltrami con Luca Zangheri e gli allievi del II e III corso di Teatrodanza della Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi Alessio Attanasio, Paola Bedoni, Eleonora Bovini, Mattia Furlan, Matteo Graziano, Marzia Liberatore, Scarlett Matta, Caterina Poletti, Annalisa Rainoldi, Ilaria Tanini, Stela Vathi concept Loredana Parmesani assistente alla coreografia Lara Guidetti consulenza musicale Michele Porzio luci Paolo Latini costumi Enza Bianchini con Clara Sarti e Nunzia Lazzaro scenografia Fabrizio Palla fonica e montaggio musica Marcello Gori musiche Alban Berg, Isaac Albéniz, Francio Poulenc, Yves Montand, Paco de Lucia, Giacinto Scelsi, Edgar Verése, Kronos Quartet i gioielli di scena sono di Cristian Aiello si ringrazia il Teatro Franco Parenti di Milano
prima assoluta, produzione del festival
La realtà non ha una sua oggettività ben definita ma è così come l’occhio accecato la rivela nella sua entità più profonda e frantumata. Poiché il corpo vivente e l’opera d’arte si presentano come unità espressiva, è solo nella loro brutale rovina e nelle loro esplosioni in tanti frammenti lacerati e reificati che il teatro può andare alla ricerca di significato tra le sue parti organiche e tra le riconfigurazioni delle stesse.
Questo il lascito di Picasso: la tradizione della raffigurazione in rovina, per quanto tragicomica egli l’abbia resa, pur violata e trafitta, rimane la sua espressione più alta. All’interno della Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano, fucina di attori, registi, drammaturghi e operatori teatrali, vive l’unico corso istituzionale italiano dedicato alla formazione e al perfezionamento di coreografi danzatori e performer in ambito contemporaneo. Il corso, come Atelier di Teatrodanza, è nato nel 1986 ad opera di Luciana Melis e ha acquisito l’attuale configurazione di corso di studi professionali con obbligo di frequenza a tempo pieno nel 1990, quando alla sua direzione, in qualità di coordinatore e ideatore delle attività, è subentrata il critico e docente Marinella Guatterini. Dal 1998 il Corso ha una durata triennale. Sul modello delle grandi scuole europee, specializzate in questo ambito, il suo programma si articola in insegnamenti tecnici, (tecnica di base classica e tecniche di danza contemporanea, tecnica vocale e anatomia applicata alla danza) e teorico-estetici (storia ed estetica della danza, della musica e delle arti visive e teoria musicale). Ha formato coreografi, come Sergio Antonino, premiati e segnalati dalla critica, e danzatori contemporanei che lavorano, principalmente all’estero, nelle più importanti compagnie europee. Dopo aver ospitato molti maestri d’area mitteleuropea, da Susanne Linke a Jean Cebron, da Reinhild Hoffmann a Beatrice Libonati, da Johann Kresnik a Ismael Ivo, da Amanda Miller ad Avi Kaiser, nell’anno accademico 2005-2006 è stato varato il “Progetto Lucinda Childs”: una lunga permanenza dell’artista americana alla Scuola che si è conclusa con Untitled-Changing Parts, un saggio-spettacolo andato in scena a maggio.
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15/07/2006 - Teatro Rossini
BALLETTO DI ROMA [Italia]
Cenerentola
P R O G R A M M A
Ente Nazionale del Balletto BALLETTO DI ROMA [Italia] direzione artistica Walter Zappolini e Cristina Bozzolini in collaborazione con TERRA DI TEATRI, PROVINCIA DI MACERATA CIVITANOVA DANZAeAMAT
CENERENTOLA
coreografia Fabrizio Monteverde con la partecipazione straordinaria di Monica Perego musiche G. F. Handel scene Fabrizio Monteverde, Carlo Cerri costumi Santi Rincari disegno luci Carlo Cerri
prima assoluta
La creazione di una nuova, originale versione della più famosa delle fiabe Cenerentola, viene affidata a Fabrizio Monteverde che ne cura una propria scrittura drammaturgica, ispirata al testo originale dei Fratelli Grimm, piuttosto che alla versione edulcorata di Perrault, utilizzando una selezione di musiche di G.F. Handel e creando una partitura coreografica corale, funzionale a valorizzare l’insieme dei solisti della Compagnia. L’approccio di Monteverde parte dalla considerazione che, in superficie, Cenerentola è ingannevolmente semplice; parla delle angosce della rivalità fraterna, di desideri che si avverano, di umili che vengono esaltati, del vero valore che viene riconosciuto anche in una persona vestita di stracci, di virtù ricompensata e di malvagità punita: una storia semplice e chiara. Ma sotto questo contenuto palese si cela una massa tumultuosa di materiale complesso ed in gran parte inconscio; questo crea un contrasto fra la sua superficiale semplicità e la sua sostanziale complessità, un contrasto che suscita un profondo interesse per la storia e spiega come, durante i secoli abbia conquistato milioni di persone. L’obiettivo è quindi quello di operare su questa linea di confine, esprimendo, con la propria forte cifra linguistica, il percorso che indica Cenerentola evidenziando tappe contrastate di sviluppo della personalità, necessarie per raggiungere una piena auto-realizzazione.
Il Balletto di Roma è oggi il frutto dell’incontro di due tra le più importanti realtà della danza nel nostro paese: lo storico Balletto di Roma, accanto al Balletto di Toscana. La compagnia nasce nel 1960 grazie al sodalizio artistico di due protagonisti della danza italiana: Franca Bartolomei, prima ballerina e coreografa dei principali enti lirici italiani e di altri paesi del mondo, e l’étoile Walter Zappolini, dal 1973 al 1988 direttore della Scuola di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Oltre centocinquanta balletti allestiti e portati in scena sia in Italia che all’estero, opere di valore storico accanto a coreografie di giovani autori internazionali.
Fabrizio Monteverde, nato nel 1958, inizia la propria attività artistica nel 1976 come attore ed aiuto regista di Loffredo Muzzi, in Un giorno Lucifero, per il Festival di Spoleto ed il Piccolo di Milano. Parallelamente al lavoro in teatro inizia il suo percorso nella danza presso il Centro Professionale Danza Contemporanea di Roma, perfezionandosi in seguito con maestri quali, tra gli altri, Carolyn Carlson e Moses Pendleton. Nel 1988 inizia la sua collaborazione con il Balletto di Toscana, diretto da C. Bozzolini, per il quale crea Era eterna su musica di F. Schubert e Bene Mobile, dando vita così ad un rapporto di intensa attività produttiva al fianco di questa compagnia. Nel 1996 ottiene il premio Gino Tani e il premio Danza&Danza quale migliore coreografo italiano. Densa negli anni la sua attività coreografica con le più importanti compagnie di danza quali MaggioDanza, la Compagnia del San Carlo di Napoli, dell’Arena di Verona, dell’Opera di Genova, del Teatro Regio di Torino, del Teatro dell’Opera di Roma, della Scala di Milano.
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